Avviso ai lettori del mio blog.
Per chi è interessato a leggere i miei scritti in maniera più razionale, segnalo il mio nuovo sito:
http://www.gaetanocelestre.altervista.org/
mercoledì 26 ottobre 2011
Avviso
Pubblicato da Gaetano Celestre alle 19:07 1 commenti
"Il Frutto di Babele" di Roccasalva, Selvaggio e Denaro. Le mie riflessioni
Pubblicato da Gaetano Celestre alle 19:01 0 commenti
Etichette: Federico Selvaggio, Giovanni Denaro, Giovanni Roccasalva, Mare e Male, Pessoa, Poesia
mercoledì 28 settembre 2011
Avviso
Carissimi lettori, vi rendo partecipi della nuova collaborazione da me intrapresa con i bravissimi ragazzi del blog "Post Scriptum" (http://blog.studenti.it/speakercorner/)
Sono molto orgoglioso di partecipare a questo nuovo progetto. Vi invito a "fare un giro" nei pressi del sito in questione. Non vi annoio con la descrizione delle materie e dei temi trattati poichè vi renderete conto da soli della vastita di argomenti (dall'attualità allo sport, passando per la musica e ancora altro). Insomma, buona lettura e a presto.
Gaetano
Pubblicato da Gaetano Celestre alle 11:59 0 commenti
venerdì 18 marzo 2011
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venerdì 24 dicembre 2010
Presentazione pugliese di "Bagni Achei"
Mercoledì 29 dicembre ore 18.30
| Salotto Letterario Sen. G.Degennaro , L.go Teatro 7, Bitonto (Ba) | |
Pubblicato da Gaetano Celestre alle 11:18 0 commenti
mercoledì 17 novembre 2010
Schiavi del semaforo
Castore e Polluce fuggivano sulla loro fiat 127 decappottabile, sfrecciando veloci come due antilopi che hanno appena rubato una Jaguar. Era l’ora di punta e quasi tutte le campanelle delle scuole del paese concedevano l’uscita ai propri reclusi. Immaginatevi il movimento: motorini che ti passavano a sinistra, a destra, sotto le gambe; macchine che sbucavano dall’angolo; tutti di fretta, tutti sfumazzanti dalle marmitte e rumorosi come zanzare amplificate. Non era mica facile fare quello che stavano facendo i due fratelli sulla loro 127: riuscivano ad insinuarsi nelle strettoie più impensabili e alla fine imboccavano la provinciale per primi, evitando di rimanere intasati all’incrocio-imbuto, in fondo a quella strada – cosa che fermò tutti gli altri concorrenti.
«Bravo fratello, siamo primi al semaforo!» - disse Polluce all’altro.
«Giaaaaà!!!».
Peccato che in quel momento scattò il rosso. La prima cosa strana fu che gli Unni con le ruote gommate non giunsero immediatamente alle loro spalle.
«Beh saranno ancora bloccati, incapaci di dare precedenze e di favorire il defluire del traffico.».
«Giaaaaà.» - rispose sempre Castore.
Il semaforo era ancora rosso.
«Metto un po’ di musica…» - disse Polluce.
«Giaaaaaà!» - fece l’altro.
Misero i Phish, un bel live della jam band.
Intanto il semaforo continuava a rosseggiare.
«Ehi, ma quando scatta stu semaforo? Speriamo che non si sia incantato!».
«Giaaaaaaà!!!» - disse Castore.
I Phish continuavano a suonare, Trey Anastasio aveva appena cominciato un lunghissimo assolo, e il semaforo restava fisso sul rosso.
«Ehi fratello – esclamò Polluce verso l’altro – non ti è sembrato che il semaforo, per pochi attimi, abbia tentennato sul colore? Non te ne sei accorto anche tu? Sembrava volesse scattare sul fucsia, no? No, non credi? Beh, magari diventa blu, come nella Profezia del divino Experienced, che dici? Ok, ok, forse è solo il caldo che mi sta dando alla testa. Lo aveva detto mamma, di mettermi il cappellino e che non bastavano i capelli lunghi.».
«Giaaaaaaà!!!» - assentì Castore, che aveva anch’esso i capelli lunghi.
Passarono almeno due giorni in silenzio, da quel momento.
Il semaforo sempre rosso e Trey Anastasio, col piede sul wha-wha, non accennava a smettere di sudare sulle sei corde. Nessuna macchina dietro di loro, nessuna di fronte. Neanche un’anima viva lì intorno, solo la strada ed il cemento.
Poi Polluce chiese al fratello:
«E se il semaforo non scattasse più?».
Castore, lentamente, girò la testa verso l’interrogatore, mantenendo sempre le mani sul volante. Abbassò i suoi wayfarer ed alzò il sopracciglio destro… tutti riescono ad alzare il sinistro, ma è alzando il destro che si vede chi ce la sa e ce la può veramente. Restò indeciso sul rispondere per un po’ e poi:
«Giaaaaaaaà!!!».
Caro lettore, il brevissimo raccontino che hai appena finito di leggere, ha una sua spiegazione (probabilmente! Certo, bisognerebbe informarsi al riguardo). Va bene, magari non si tratta veramente di una spiegazione, in ogni caso, necessita della lettura di un ulteriore scritto che apparirà in questi giorni su Nove (la rivista a distribuzione gratuita, che potete trovare in giro per Scicli. Per chi non è di Scicli, mi contatti pure e riceverà privatamente lo speculare scritto). Ma non devo avvisare di questo solamente. Caro lettore, dal prossimo numero di Nove (a scanso di equivoci, il numero successivo a questo di cui dicevo prima e dove è contenuto lo “scritto speculare”), inizierò a raccontarti una storia rock a puntate. Cioè la storia di una rock band di paese (che, come ho scritto già sull’avviso di Nove, non è la storia della rock band cui io ho modestamente partecipato negli anni passati. Ma, non riferendosi a nessuna persona realmente esistente, vuole essere il modello tipico di una rock band di paese, o almeno quello che riesco ad immaginare io. Siamo nel territorio dell’opinabile democratico: così la vedo ioma potrei sbagliarmi). Il titolo di questo racconto è “It’s Only Rock ‘n’ Roll…and I like It” (ricorda qualcosa agli appassionati del genere?).
Dunque, concludendo, vi invito tutti a leggere le puntate di questa soap opera in salsa rock, ovviamente su Nove. Per chi non è di Scicli, mi contatti su Facebook e troveremo una soluzione. Fatemi sapere se vi piace. A presto.
Pubblicato da Gaetano Celestre alle 10:09 1 commenti
martedì 28 settembre 2010
Tavolini
Sotto gli ultimi raggi del sole rossiccio, quello che tramonta e segna la dorata strada marina per la felicità eterna, qualcuno resta ancora stirato sulla sabbia a godersi il nulla mentale più beato e simile al nirvana. Altro che quel complessato di Schopenhauer! Giasone e Caio invece, come altri del resto, decidono di muovere ai tavolini del vicino bar, dinanzi al mare. In filodiffusione Jamiroquai: seven days in sunny June. Sono entrambi ancora grondanti di acqua salata e soddisfatti. Tutti e due a torso nudo, senza ombra di asciugamano, discutono della temperatura dell’acqua, perfetta! E anche di altre cose, tutte amene e stupide, da un punto di vista meno attento. Cose serie, molto serie, se affrontate col giusto appiglio alla realtà:
“Mio Dio, che estate favolosa!”.
“Ma se ha fatto quasi sempre vento…”.
“Sì, e se è per questo non è stata neanche granché calda, eppure…”.
“Sarà a causa del riscaldamento globale!”.
“Eh, boh?!? Riscaldamento vuol dire che dovrebbe esserci caldo, no? Eppure, dicevo…”.
“Allora saranno gli sconvolgimenti climatici, in generale. Magari i Maya hanno anche previsto…”.
“Sì, sì, come dici tu, ma non è questo il punto. L’estate è sempre favolosa, in ogni caso. E poi, ad ogni modo, qualche bagno ce lo siamo fatto, no?”.
“Già, grande estate, dovrebbe durare tutto l’anno.”.
“Eh, e anche più!”.
“Chiama il tizio dei tavoli, facciamoci portare un altro paio di birre!”.
“Da 66?”.
“No dai, è pane liquido, mi sta venendo su una panza da far invidia a…”.
“A chi?”
“Boh, a qualcuno davvero grassone!”.
E scoppiarono in una fragorosa risata, giusto un tantino da ebeti consapevoli, ben nascosti dietro i più sgargianti Rayban da sole che si erano mai visti negli ultimi cinque minuti su quello spiazzale.
Tutto colorato d’arancio, ragazze in bikini che passano, avanti e indietro, anche loro con gli occhiali da sole, sembrano sfilare. Anzi, sembra un video dei Jamiroquai. Giasone e Caio sorridono ancora, sornioni.
“Dico, parliamo di cose serie, un attimo!”.
“Ma solo un attimo però…”.
“Sì, sì, non temere. Mi chiedo se stasera è meglio mettere gli occhiali rossi o quelli azzurri.”.
“Rossi, rossi…siamo in estate, fratello!”.
“Grande estate, calda.”.
“Già, calda! Dovrebbe durare tutto l’anno!”.
“E anche più, credimi!”.
“Beh, magari impegnandosi!”
“Chi si dovrebbe impegnare?”
“Noi!”
“Per far cosa?”
“Per farla durare di più!”
“Ah già, beh, fammici pensare, ti farò sapere.”
“Ehi, amico, posso chiederti un parere?
“Dimmi, basta che non debba pensarci troppo!”
“No, almeno spero. Secondo te, questi tizi seduti al tavolo accanto, fanno il nostro stesso genere di discussione!”
“Fammi vedere…hmhmhm”
“Allora?”
“Sì, sì, certo! Guarda come sono vestiti: quello di destra con la camicia gialla in stile hawaiano e i Persol da sole, bellissimi. E l’altro coi capelli così scompigliati che sa proprio di estate goduta fino in fondo.”
“Già, e poi guardali, ad ogni proposizione brindano sorridenti. Tu che sei vicino, prova a vedere se senti qualcosa di ciò che si dicono…”
“Ok, spe…”
Così Giasone reclina la sedia sui due piedi posteriori, dondolandosi con finta sbadataggine, stiracchiando la schiena e ascolta:
“Hai visto ieri come ho sgozzato quella tizia?”
“Sì bello, gran mossa quella di mozzargli prima le mani a colpi di elenco telefonico.”
“Già, ma se devo essere sincero sei stato tu ad ispirarmi l’altro giorno.”
“…cioè?”
“Quando hai comprato apposta tutta la discografia in vinile di ggiggidalessio per infilarla nella gola di quel ragazzo che hai sequestrato. Sta ancora sopravvivendo a tutte le sevizie?”
“Sì, ma i dischi non glieli ho infilati nella gola…”
“Ah! Beh, devi ammettere che in quell’ammasso di carne putrefatta, ormai è difficile distinguere qualcosa…lo hai nutrito per mesi a base di carne di maiale sofisticata.”
“Già, brindiamo!”
“Sì, brindiamo…ai nostri giochini! È bello sapere che è anche grazie al nostro disinteresse che nel terzo mondo i bambini muoiono di fame. Ehi amico, ma hai sentito i tizi accanto a noi di quali bestialità discutevano?”
“Come no, da inorridire, roba da denunciarli, che schifo! Indegni di appartenere alla razza umana”
Giasone e Caio, nel frattempo, si allontanavano, con l'andatura a ritmo di musica, sempre Jamiroquai.
Pubblicato da Gaetano Celestre alle 12:37 0 commenti

