mercoledì 20 maggio 2009


Indeciso tra miriadi di parole che potrei spendere per dirvi, con immensa gioia, che è uscito (e chissà dov’è andato) in stampa il mio primo romanzo, preferisco, onde (spumose e briose) evitare toni auto-celebrativi, dire solamente: Bagni Achei è il mio primo romanzo edito da MJM Editore.

Di cosa parla?

La vita di Gioacchino Ariodante, giovane siciliano, professore di storia e filosofia, scorre noiosa come quella di un’orata da coltiva­zione. Ogni giorno va a scuola, dove si accorge sempre più della propria inadeguatezza. È soprattutto un allievo, Santino Polinesso, a rendergli probabile un prossimo decadimento depressivo. Santino lo vessa, lo picchia e con i suoi atteggiamenti rende Iachino ogni giorno più lontano dalla gente che gli sta attorno. I piani di invecchiamento precoce sono interrotti quando Iachino è costretto a fuggire su un gommone abbandonato da certi “scafisti”, in una notte di inizio esta­te. Tra interazioni mitologiche ed ironiche teorie del complotto, in un marasma di apparizioni oniriche e non, jazz e sassofoni, la “teoria del ritorno” e Cola Pesce, Iachino dovrà comunque fare i conti col suo senso di Sicilianità.

Potete acquistarlo direttamente dal sito http://www.mjmeditore.com/ oppure richiederlo nelle librerie.

lunedì 13 aprile 2009

E gli Alieni arrivarono…e si stabilirono


- …2nd me i ma3imoni sn 1a vera palla…
- …Beh, cmq si mangia, no?…
- …Mah?!? …Sarà…
Così era iniziato uno svogliato dialogo tra Piero e Mario, nell’attesa che arrivassero i secondi piatti.
Discorsi condivisibili per una fascia d’età superiore a quella rappresentata da loro, non certo per i nostri due eroi, che avevano ancora otto anni.
Sinceramente, da narratore, avessi potuto intervenire, gli avrei consigliato di andarsene in giro a rompere le scatole ai camerieri.
Che altro dovrebbe fare ad un matrimonio un ragazzino di otto anni?
Invece questi si stavano composti sulle loro sedie e con le cravattine ben annodate, tranquilli e addirittura quasi stoici, consapevoli di doverlo essere. Si cresceva davvero in fretta in quel 2012.
Erano anni di crescita, vedendo che la fine del mondo tardava a giungere, e La Crisi (sempre quella dei mutui) non cessava nel suo incombere sulla solida situazione bancaria europea; si era deciso di incoronare il giovane vecchio premier, Re D’Italia, imperatore del Regno Delle Tre Sicilie e marchese di Arcore. Ma lui, magnanimo, aveva rifiutato accontentandosi della semplice carica di Presidente (a costituzione alterata). Insomma, tutto procedeva per il meglio, come sempre da anni.
La Crisi? L’ho nominata? Ah già, beh La Crisi divenne un marchio di qualità, producevano di tutto, sotto l’egida di quel nome, da un nuovo tipo di chinotto agli Yacht. Pensate che i rapper facevano canzoni il cui ritornello faceva “La Crisi, La Crisi, La Crisi”, anche se senza virgole (abolite dopo una sentenza della Corte di Cassazione). Adoravano tutti La Crisi, anche il Papa, che aveva dovuto inserire un nuovo culto, da affiancare alla Pentecoste. Ma andiamo da Gino e Mario…
Scusate, era Piero e Mario.
- Le ai mangiate le nuove patatine fritte di plexiglass?
- Siiii, mitike! La mia mamma ci mette il burro di mucca pazza e sono ancora più gustose.
- Ritornando hai matrimoni, non credi ke siano 1a inutile perdita d tempo?
- A cs t riferisci?
- Beh…
- Qualcosa in particolare?
- Si, si, intendo dire, guardali…gli sposi.
- Mio padre e mia madre?
- Eh, t sembra ke possa durare?
- Non saprei, cmq. Si sono già accordati per il divorzio…
- Minimo, ci mancherebbe altro. Ma, io dico, visto ke prima o poi bisogna morire e ke ormai è assodato quanto importante sia la cura d una anima pura e slegata dalle passioni terrene….
- Si, lo ha detto anke Platone, il mio gatto. Duncue tu vuoi dirmi ke sarebbe meglio estrarre subito l’anima, sin dalla nascita e lasciare ke il corpo se la sbrighi da solo?
- Hai centrato il problema, amicio mio.
Discorsi sempre più difficili, ardui, difficili da capire e da gestire.
Nel frattempo arrivava la carne e l’insalata.
- ke ne penzi d qsto filetto?
- Mah, per essere liofilizzato è buono. Vuoi una sigaretta?
- Iiih?!? Fumi già a questa età sigarette elettriche?
- Ma quando mai, sono sigarette vere, in carta e ossa.
- Ah, kissà ke mi kredevo… m’hai fatto uno spavento.
- Anke se devo dire che l’aranciata senza spremuta d’arancia non è poi così male.
- Si e anche il vino senza vino…
- E anche fare la cacca senza produrre feci è stata una buona idea.
- Ci voleva, io l’ho fatta poco fa. Soluzione igienica.
- Ma che dici, andiamo a farci in giro per il giardino, fuori?
- Ok, andiamo, kiamiamo anche X59r2h?
- E va bene, ma forse sta ancora finendo l’antipasto. Si perde tempo con quella cannula, meno male che noi abbiamo la bocca, eh?
- Eh già. Per non parlare dell’apparato digerente esterno che si ritrova, fa un poco skifo.
- Sti alieni dovrebbero sottoporsi a qualche operazione di chirurgia totale estetica.
- Ben detto, vecchio mio, lo dicono anche a Mattino5.

venerdì 6 marzo 2009

Ma Che Bel Castello

mercoledì 25 febbraio 2009

Ringraziamenti


Finalmente un buon progetto, dobbiamo sfruttarle certe risorse, era ora che qualcuno si muovesse in tale direzione.
A cosa mi riferisco? Alla centrale nucleare in Sicilia, chiaro no?!?
E la cosa che mi riempie più di gioia, ma ad essere sinceri ero già stato profeta in questo appena dopo aver letto dell’intesa Berlusconi-Sarkozy, è che probabilmente ne avremo una in provincia di Ragusa.
Si, finalmente, il sogno di una vita che si realizza!
In fin dei conti, che pretendono sti pochi scimuniti che non la vorrebbero:
le spiagge diminuiscono, il mare, anno dopo anno, è sempre più inquinato…Turismo, bleah!!!
Una bella centrale nucleare barocca, incastonata negli iblei, ecco quello che ci vuole!
Oddio, i pericoli ci sono, per esserci.
I terremoti ad esempio, ma a me che mi frega: ho letto che la prima centrale sarà pronta entro il 2020 e quella presunta nella nostra provincia non rientra neanche tra le prime quattro.
Ciò significa, considerati i notoriamente allungati tempi di costruzione siciliani, che probabilmente non sopravvivrò fino al giorno d’inaugurazione.
Le falde acquifere sono troppo inquinate e dovrei liberarmi prima di quella fatidica data.
A proposito di cellule impazzite, riflettevo sul fatto che qualche stolto voleva puntare sul
foto-voltaico dalle nostre parti.
Che scemo, il sole, si sa, è buono solo a farti venire i tumori della pelle.
Che bei progetti che fanno i nostri governanti!

mercoledì 4 febbraio 2009

New York Days


Ordinai una tisana all’agave e coca cola, il ragazzo che serviva ai tavoli era ancora a metà strada, da più di quaranta minuti, in bilico sul filo, con il vassoio che gli faceva da asta per non perdere l’equilibrio.
Gli occhi di tutti gli avventori erano puntati su di lui, sotto non c’era rete.
Non era un bar da espresso e via, questo era chiaro!
Fuori pioveva ed il traffico urlava una canzone di Sinatra, dentro invece la situazione era diversa.
Locale ben strano quello, in bilico tra la noia e l’ironia, forse un tantino amara.
Un tizio si arrampicava sugli specchi e rideva, ma così lentamente che sembrava piangesse.
Il cameriere, sempre in bilico, era proprio bravo, io non ci sarei mai riuscito a fare quelle capriole. Questo, all’inizio, pungeva un po’ il mio orgoglio ma poi, guardandomi meglio attorno, mi accorsi che gli altri non erano più bravi di me e allora come tanti altri allentai le palpebre in quella atmosfera quasi onirica, fumosa. Ogni tavolo era collegato ad una fune e prendere le ordinazioni, ovviamente, era lievemente difficoltoso. Si, vero, di tanto in tanto ci poteva scappare il morto, ma non era più un dramma. Era un bar pericoloso? Beh, forse un po’ si, per via di quel Decreto Ministeriale che obbligava a fumare al suo interno. Pipe e sigarette sul tavolo, al posto delle noccioline e, se non le fumavi, dovevi almeno mangiarle, per non offendere il barista.
Un tipo che somigliava ad una foglia di salice e non faceva che sorridere, felice di non essere depresso.
Tutto si muoveva a rilento, persino i rivoli di fumo.
Concentrando la vista sugli altri, agli altri tavoli, riuscivo addirittura, quasi, a vederne i due volti in movimento, come se i miei occhi scattassero foto in sequenza ad un sogno.

giovedì 15 gennaio 2009

Viva Topolin


Stamattina i miei familiari mi hanno condotto nella foresta di Sherwood, dovevo mettere una firma perché potessero prelevare dei soldi, credo.
C’era un signore completamente calvo e con il volto da assicuratore che, rivolgendomi un sorriso, mi diceva cose tipo:
- Chi va lontan da la sua patria, vede
cose, da quel che già credea, lontane;
che narrandole poi, non se gli crede,
e stimato bugiardo ne rimane:
che 'l sciocco vulgo non gli vuol dar fede,
se non le vede e tocca chiare e piane.
Per questo io so che l'inesperienza
farà al mio canto dar poca credenza.
E cercava così di convincermi della bontà di ciò che proponeva, all’ottimo Tasso (ma in realtà si trattava di ben altri) del 3,27%.
Che dire, non sapevo granché risponder, per cui mi difesi in tal maniera:
- Magnanimo Signore, ogni vostro atto
ho sempre con ragion laudato e laudo:
ben che col rozzo stil duro e mal atto
gran parte de la gloria vi defraudo.
Ma più de l'altre una virtù m'ha tratto,
a cui col core e con la lingua applaudo;
che s'ognun truova in voi ben grata udienza,
non vi truova però facil credenza.

E lui insisteva spiegandomi quanto fosse conveniente la polizza e io impaurito mi ritiravo ove la selva si faceva più scura.
Così dintorno a te, marzio Pelìde,
gli Achei metteansi in punto appo le navi,
e i Troi del campo sul rïalto. A Temi
Giove allor comandò che dalle molte
eminenze d'Olimpo a parlamento
convocasse gli Dei. Volò la Diva
d'ogni parte, e chiamolli alla stellata
magion di Giove. Accorser tutti, e, tranne
il canuto Oceàn, nullo de' Fiumi
né delle Ninfe vi mancò, de' boschi
e de' prati e de' fonti abitatrici.
Giunti del grande adunator de' nembi
alle stanze, si assisero su tersi
troni che a Giove con solerte cura
Vulcano fabbricò. Prese ciascuno
cheto il suo posto;

La decision da prender fu grave e non me ne diedero conoscenza che mi ritrovai come in un sogno dentro una edicola di poco distante la sede assicurativa.
Acquistato Topolino me ne tornai, coi miei familiari, donde venivo.

mercoledì 7 gennaio 2009

Addio miei cari Baffi


Addio miei cari baffi.
Così vi ho salutato, ma è un arrivederci, perché prima o poi invecchierò e allora sì che potrete pascere sul mio muso.
Vi dirò, miei cari, “benvenuti voi siate sotto il mio naso e quando sentite freddo fate un fischio che vi sbuffo sopra”.
Ci sarà una pipa lì a farvi compagnia e insieme coloreremo il nostro mondo di quel giallo pallido ormai dimenticato e così liceale.
Il giallo che avevo tra le dita.
No, non disperate miei cari, il tempo stringe e ci vorrà poco ormai perché sia primavera.
Sapete, qualche capello bianco già si fa vedere e la mia fronte è sempre più socratica nella forma che la materia se ne dissocia con vari insulsi insulti e sberleffi.
Addio miei cari peli, quanti luculliani banchetti abbiamo condiviso in questi anni.
Vi ricordate quel pezzo di pesce spada che non ne voleva sapere di staccarsi e io che insistevo con la punta della lingua?
Ah, bei tempi andati, sembrano secoli e son pochi dì.
E le bevande? Non era Bacco che sostava al calduccio mentre vi appoggiavo ai calici?
Addio miei cari baffi, ormai son troppo giovane per voi.